Astrochelys radiata: Biologia, Morfologia e Longevità

La Astrochelys radiata, comunemente nota come tartaruga raggiata del Madagascar, è una delle specie più iconiche tra le testuggini terrestri endemiche dell'isola. È particolarmente rinomata per l'aspetto ornamentale del suo carapace, considerato uno dei più spettacolari del regno animale.

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Dimensioni corporee e crescita

Questa specie può raggiungere una lunghezza massima del carapace di circa 40 cm, con un peso che nei soggetti adulti può superare i 15 kg in condizioni ottimali. Tuttavia, in natura le dimensioni medie sono inferiori: i maschi adulti presentano un carapace lungo in media 33,4 cm (range: 28,5–39,5 cm) e un peso di 6,7 kg, mentre le femmine sono leggermente più piccole, con una lunghezza media di 30,5 cm (range: 24,2–35,5 cm) e un peso medio di 5,5 kg (Pedrono, 2008). È stato osservato che i maschi superano in media le femmine del 7% in dimensioni (O'Brien, 2002).

In ambienti controllati, come allevamenti in cattività, la disponibilità costante di nutrienti, la stabilità climatica e l'assenza di predatori favoriscono una crescita più rapida e un raggiungimento anticipato della massa corporea adulta rispetto agli esemplari allevati all'aperto o in condizioni naturali.

Caratteristiche morfologiche

Il carapace di A. radiata è altamente convesso e sferico, con una superficie liscia e lucida. Il pattern caratteristico consiste in raggi gialli o crema che si estendono da un centro più chiaro su ogni scuto dorsale, creando una configurazione radiale su fondo scuro, tipicamente nero laccato. Ogni individuo presenta un disegno unico, simile a un'impronta digitale, che può estendersi anche al piastrone ventrale. Esistono anche varianti cromatiche meno comuni, con fondo giallo chiaro e raggi neri, e rarissimi esemplari completamente neri, privi di pattern visibili.

Negli esemplari giovani, il disegno è particolarmente netto e vivace, ma tende ad attenuarsi nel tempo. L'usura meccanica causata da sfregamenti con vegetazione o rocce porta alla graduale abrasione degli scuti e alla perdita di definizione degli anelli di crescita. Gli esemplari molto anziani possono quindi apparire uniformemente sbiaditi, con tonalità giallastre o nerastre opache.

Esistono anche individui con raggiatura uniforme e brillante su tutta la superficie del carapace, noti come "giallo intenso", altamente apprezzati dagli studiosi e dagli allevatori per la loro rarità. Nonostante l'evidente contrasto cromatico, questa livrea offre una mimetizzazione efficace negli ambienti aridi e cespugliosi del Madagascar meridionale, dissolvendo i contorni dell'animale nel paesaggio di erbe secche e suolo sabbioso.

La testa presenta tonalità grigiastre o color cenere, talvolta con macchie chiare sparse. Collo e gola variano dal crema al giallo tenue. Anche le zampe robuste e la coda mostrano colorazioni giallastre. Le squame anteriori sono appiattite e tondeggianti; gli artigli, conici e smussati, sono adatti alla deambulazione su substrati duri e irregolari. Rispetto alla sua specie sorella, Astrochelys yniphora (tartaruga aratro), la raggiata non presenta una proiezione prominente sul margine anteriore del piastrone. Le squame marginali posteriori del carapace sono leggermente rivolte verso l'alto e seghettate, mentre quelle caudali risultano lisce e incurvate verso il basso. Il piastrone ventrale è generalmente giallo con marcature triangolari nere nei pressi degli arti, del torace e delle regioni anali. È presente uno scudo nucale singolo e uno sopracaudale indiviso; ogni lato del carapace comprende 11 scuti marginali.

Sviluppo giovanile e mimetismo

Durante il primo anno di vita, i piccoli di A. radiata mostrano un pattern mimetico meno evidente ma funzionale, che consente loro di mimetizzarsi efficacemente tra le lettiere di foglie secche, cespugli e substrati sabbiosi, riducendo il rischio di predazione. Il motivo a raggi inizia a manifestarsi con chiarezza solo con la formazione dei primi anelli di crescita, dopo circa 18 mesi dalla nascita.

Longevità

La tartaruga raggiata è nota anche per la sua estrema longevità. In condizioni ottimali di mantenimento in cattività, con alimentazione controllata, assenza di parassiti e condizioni climatiche favorevoli, gli esemplari possono superare i 180 anni di vita.

Un caso celebre è quello della tartaruga denominata Tuʻi Malila, esemplare femmina donata secondo la tradizione dal Capitano James Cook alla famiglia reale di Tonga nel 1777. Tuʻi Malila visse per quasi due secoli, morendo nel 1965 a circa 188 anni, ed è stata a lungo considerata uno dei vertebrati terrestri più longevi mai documentati, finché non emerse il caso della tartaruga gigante indiana Adwaita, morta nel 2006, la cui età stimata superava i 255 anni.